A 52 anni dalla scomparsa di Togliatti: due volumi in uscita

Il 21 agosto 1964 moriva a Jalta Palmiro Togliatti. Pochi giorni dopo, a Roma, i suoi funerali vedranno la presenza di una folla immensa, di quelle masse popolari che il Pci, grazie in particolare alla sua opera, aveva saputo conquistare, organizzare, emancipare. Su questo grande dirigente – intellettuale e politico – numerose sono state le iniziative che hanno preso le mosse dal 70° della scomparsa, nel 2014, proseguendo anche nell’anno successivo. Molto bella fu la mostra della Fondazione Istituto Gramsci presso la Camera dei deputati su “Palmiro Togliatti. Un padre della Costituzione”. Del convegno su Togliatti costituente promosso da Futura Umanità. Associazione per la storia e la memoria del Pci molti materiali sono on-line: http://www.futuraumanita.it/togliatti-e-la-costituzione-i-materiali-del-convegno-dell8-novembre-2013/. In rete si trovano infine anche i video del convegno promosso dalla Scuola di formazione politica Gramsci-Tgliatti, svoltosi a Campoleone nel maggio scorso: http://www.comunisti-italiani.it/2016/06/16/la-via-italiana-al-socialismo-passato-e-futuro-gli-atti-del-convegno/

Di altre due iniziative, il convegno di Roma promosso dall’associazione Il Migliore e dalla Casa delle Culture su “Togliatti e la democrazia italiana”, e quello di Catania su “Palmiro Togliatti e il comunismo del Novecento”, saranno a breve pubblicati gli atti, rispettivamente a cura di Alexander Höbel per gli Editori Riuniti, e di Alexander Höbel e Salvatore Tinè per la Carocci. L’auspicio è che questi materiali forniscano ulteriori strumenti per la conoscenza di un personaggio così rilevante nella storia del Novecento e per la discussione sulla sua opera e la sua eredità.

LENIN 90 ANNI DOPO: POLITICA, FILOSOFIA E RIVOLUZIONE

91 anni dopo la morte di Lenin (e a due anni dal centenario della Rivoluzione d’Ottobre), riaprire il confronto sulla sua eredità politica e teorica appare quanto mai importante per chi abbia ancora l’obiettivo di cambiare il mondo. Non a caso, questa riflessione avanza soprattutto nei paesi del Sud del pianeta, e in America Latina in particolare, ma anche in Europa se ne sente la mancanza e il bisogno. Come gruppo promotore di “Marxismo Oggi” on-line, siamo quindi lieti di promuovere, con la presenza di diversi autori del volume, la presentazione del libro Lenin. Teoria e prática revolucionária, a cura di A. Deo, A.C. Mazzeo e M. Del Roio, che raccoglie gli atti del convegno “Lenin 90 anni dopo: politica, filosofia e rivoluzione”, svoltosi in Brasile nel 2014.

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L’“intellettuale collettivo”. Da Gramsci al mondo attuale *

di Alexander Höbel

1. La riflessione di Gramsci negli scritti politici

Quello dell’intellettuale collettivo è un tema classico dell’elaborazione gramsciana, e in parte si collega a quella estrema attenzione al terreno della formazione e dell’approfondimento, al lavoro culturale organizzato, tipica della sua impostazione. Per Gramsci, cioè, come già era stato per Gobetti, “la cultura è organizzazione”, e agendo sulla formazione della coscienza di singoli e masse ha ricadute decisive sul piano politico1.

Già nel dicembre 1917, dinanzi alla proposta di una “Associazione di cultura” emersa nella sezione torinese del Partito socialista, Gramsci osservava: “Una delle più gravi lacune dell’attività nostra è questa: noi aspettiamo l’attualità per discutere dei problemi e per fissare le direttive della nostra azione”, il che fa sì che non tutti si impadroniscano “dei termini esatti delle questioni”, cosa che provoca “sbandamenti”, disorientamento, “beghe interne”. Non esiste cioè “quella preparazione di lunga mano che dà la prontezza di deliberare in qualsiasi momento”, perché chiari sono i presupposti teorici della decisione politica. “L’associazione di cultura dovrebbe [quindi] curare questa preparazione […]. Disinteressatamente, cioè senza aspettare lo stimolo dell’attualità, in essa dovrebbe discutersi tutto ciò che interessa o potrà interessare un giorno il movimento proletario”2.

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** Relazione al convegno “L’intellettuale collettivo”, promosso dal Centro Gramsci di educazione (Roma, Camera dei deputati, 29 settembre 2015).

1 A. Burgio, Il problema dell’arretratezza delle masse e la teoria del partito negli scritti precarcerari, in Gramsci e l’Italia, a cura di R. Giacomini, D. Losurdo, M. Martelli, La Città del Sole 1994, pp. 351-379, p. 357.

2 [A. Gramsci], Per un’associazione di cultura, “Avanti!”, ed. piemontese, 18 dicembre 1917, in A. Gramsci, Scritti politici, a cura di P. Spriano, Editori Riuniti 1978, vol. I, pp. 140-143.

Recensione di Leonardo D’Alessandro

da “Italia contemporanea”, agosto 2015, n. 278

L’autore non è nuovo agli studi sulla biografia di Longo, avendo pubblicato nel 2010 un ponderoso volume sulla sua segreteria dal 1964 al 1969 (Il Pci di Luigi Longo , Napoli, Esi).

Con questo libro egli riprende a trattare la biografia del dirigente comunista dal principio: dalla Torino d’inizio secolo, quando Longo si avvicina al socialismo, sino alla liberazione, ripercorrendo il periodo trascorso nell’organizzazione giovanile del neonato partito comunista, quando egli è costretto a fare i conti con la violenta irruzione del fascismo; quello della clandestinità — con il conseguente riparo nei paesi di emigrazione (un destino comune, peraltro, a tanti altri oppositori del regime) e in primo luogo in Svizzera, in Francia e in Urss — durante il quale viene progressivamente a ricoprire un ruolo centrale nel partito e ai vertici dell’Internazionale comunista; la decisiva esperienza della guerra civile spagnola e il successivo approdo, dopo la prigionia nel campo di internamento francese di Vernet e il confino a Ventotene, alla Resistenza in Italia, che consolida e afferma definitivamente la sua fama di organizzatore e dirigente politico di primo piano.

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Luigi Longo e il Pci nella Resistenza: un ruolo di avanguardia effettivo e concreto

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È facile prevedere che, nel 70° anniversario della Liberazione, non molti sottolineeranno il ruolo dei comunisti e ricorderanno il contributo di una personalità come Luigi Longo, che pure ebbe una funzione determinante nella Resistenza italiana. In quei 20 mesi di lotta, infatti, Longo si trovò contemporaneamente al vertice della Direzione Nord del Pci, delle Brigate Garibaldi – in questi due ruoli affiancato da Pietro Secchia – e del Corpo volontari della libertà, accanto a Ferruccio Parri e al generale Cadorna; una posizione strategica, che facilitò l’interscambio continuo che vi fu fra queste tre realtà: il Partito, le Brigate partigiane che esso promuoveva concependole aperte anche a non comunisti, e il Cvl – e il suo Comando generale – come organismo unitario di coordinamento della lotta partigiana.

A Longo peraltro si deve quello che può essere considerato il “documento fondativo” della Resistenza italiana, quel Promemoria sulla necessità urgente di organizzare la difesa nazionale contro l’occupazione e la minaccia di colpi di mano da parte dei tedeschi che, redatto nella notte del 30 agosto 1943 – prima ancora, quindi, che l’armistizio con gli Alleati fosse concluso, anche se la notizia in tal senso era stata confermata da Giaime Pintor – prevedeva la rottura dell’alleanza con la Germania, l’armistizio, la preparazione della difesa del Paese, la collaborazione a tal fine fra esercito, popolo e Fronte Nazionale, l’“armamento di unità popolari”; e infine la necessità di “liquidare tutte le sopravvivenze fasciste nell’apparato dello Stato”, e di “portare ai posti di maggiore responsabilità uomini di sicura fede democratica”.

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Nel 70° Anniversario della Liberazione d’Italia

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SLC−CGIL ed ENTROTERRA

con l’adesione di
AGITA, ALEPH, ANPI, ARCI, ARCHIVIO BARDI, CITTÀ PER L’UOMO, FUTURA UMANITÀ, LA CITTÀ E LE STELLE, MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE, NUOVO CORSO, 8 MARZO, PALCO COMUNE, LE RETI DI DEDALUS, RINOCERONTE INCATENATO, S. N. SCRITTORI-SLC, UPTER

PER L’ATTUAZIONE DELL’ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE, PER UNA SVOLTA CULTURALE, PER UNA RIFORMA INTELLETTUALE E MORALE D’ITALIA

Ore 11 – Ponte dell’Industria
Omaggio alle Donne Martiri del 7 Aprile ’44

Ore 17 – Teatro
ConvegnoManifestazione
Presiedono: Alberto Manzini(Segretario Regionale del SLC) e Mario Lunetta(Presidente ET e Pres. emerito Sindacato Scrittori CGIL)
Messaggio di Massimo Cestaro, Segretario Generale SLC− CGIL
Messaggi Istituzionali

Interventi
Avv. Alberto Improda: “Articolo 9: la cultura un dovere repubblicano”
On. Vincenzo Vita: “Attuali politiche della cultura e della comunicazione”
On. Pasqualina Napoletano: “Europa, Italia, Cultura”
Prof. Sergio Marroni (II^ Università di Roma): “La Costituzione e l’italiano”
Simona Sinopoli− Andrea Masala (ARCI): “Fare cultura nella presente situazione”
Prof. Alex Höbel(Univeristà di Napoli):“Intellettuali e Operatori culturali per una rinascita intellettuale e morale del Paese”
(ANPI): “Cultura e Resistenza oggi”
Tiziana Colusso(Sez.Naz. Scrittori SLC): “Una vertenza cultura in Italia e in Europa”

Interventi di scrittori, parlamentari, operatori culturali e della comunicazione
Votazione di un APPELLO

Ore 19 – Teatro
Recital “Parole, Musica, Liberazione: ORA E SEMPRE RESISTENZA”
Gruppo Teatro Essere e Compagnia Teatro Porta Portese con Giuliana Adezio, Gualberto Alvino, Pino Ammendola, Valeria Ceci, Maria Grazia Corruccini, Flavia Di Domenico, Fanfaroma, Giovanni Fontana, Maria Letizia Gorga, Paolo Grassi, Marco Palladini, Angelo Pavani, Danilo Pace, Giulia Perroni, Sauro Rossini, Susy Sergiacomo, Eleonora Tosto, Tonino Tosto.

La direttiva n. 16 del 10 aprile 1945 (Wikiradio, 10/4/2015)

Nell’ambito di una serie di puntate che Wikiradio (la trasmissione curata dalla bravissima Loredana Rotundo, che va in onda su radio 3 dal lunedì al venerdì alle 14) sta dedicando al 70° anniversario della Liberazione, il 10 aprile è stata trasmessa una puntata con Alexander Hobel, dedicata alla Direttiva n. 16 della Direzione Nord del Pci, redatta da Luigi Longo, con la quale il 10 aprile 1945 si davano a tutti i militanti e i partigiani comunisti le ultime indicazioni in vista dell’insurrezione nazionale. Nei prossimi giorni altre puntate saranno dedicate agli scioperi pre-insurrezionali, al ruolo dei Gruppi di Difesa della Donna, alle liberazioni delle principali città del Centro-Nord. Cliccando sull’immagine pubblicata qui sotto è possibile ascoltare la registrazione audio della puntata.

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Storia del PCI dal 1944 al 1974

Il prossimo venerdì 17 aprile si terrà l’ultimo seminario del ciclo di incontri sulla storia del Pci organizzato dalla Federazione dei Castelli Romani del Partito comunista d’Italia e dalla sezione Pcd’I di Campoleone-Lanuvio. Qui sotto sono pubblicate le registrazioni dei primi tre seminari e i report curati dal compagno Stefano D’Alessandro.

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  1. 31 ottobre 2014 La “svolta di Salerno”. Partito nuovo e democrazia progressiva. Togliatti e la Costituzione (1944-1947)

Relatori: Alessandro Hobel e Paolo Ciofi 

per ascoltare l’audio clicca qui…

  1. 28 novembre 2014 Gli anni del centrismo. Le lotte per la pace e la democrazia, la sconfitta della legge truffa, la crisi del ’56 (1948-1956)

Relatore: Alessandro Hobel

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  1. 19 dicembre 2014 Dal centrismo al centro-sinistra. Gli ultimi anni di Palmiro Togliatti (1957-1964)

Relatore: Alessandro Hobel

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  1. 30 gennaio 2015 Il Pci di Longo, l’XI Congresso, il movimento del ’68 (1964-1968)

Relatori: Alessandro Hobel, Franco Ottaviano 

  1. 27 febbraio 2015 – Dall’Autunno caldo al compromesso storico. L’avanzata del movimento di massa, la risposta delle forze reazionarie, la strategia di Berlinguer (1969-1973)

Relatori: Alessandro Hobel

  1.  17 aprile 2015 – Il Pci tra compromesso storico e strategia della tensione

 Report degli incontri a cura di Stefano D’Alessandro

Primo incontro seminario Storia PCI – La svolta di Salerno 

Venerdì 31 ottobre 2014, nei locali della sezione Antonio Gramsci di Campoleone (Lanuvio – RM) si è tenuto il primo di sei incontri dedicati alla storia del Partito Comunista Italiano organizzato dalla Federazione dei Castelli Romani del PdCI, Partito dei Comunisti Italiani. Oggetto del primo incontro è stato un punto cruciale della storia dei comunisti italiani ma non solo. La cosiddetta “Svolta di Salerno” è un momento della storia di tutta Italia fondamentale da comprendere per capire molti fatti che oggi si dipanano sotto i nostri occhi. Roberto Borri, membro del direttivo PdCI di Genzano ed ex consigliere provinciale ha aperto la discussione spiegando le ragioni che hanno portato la Federazione PdCI ad organizzare il seminario: comprendere il passato per capire il presente. Capire la storia per non commetterne gli stessi errori “è importante capire perché in quel periodo abbiamo fatto il governo con Badoglio, un rappresentante della monarchia, capire perché abbiamo fatto quelle scelte, perché abbiamo votato l’articolo 7 della Costituzione” ha detto rivolgendosi ai compagni e al pubblico in sala. Hanno offerto il loro aiuto alla comprensione di quelle scelte fatte in quei determinati e concitati momenti storici Alessandro Hobel, storico del movimento operaio italiano dell’Università Federico II di Napoli e Paolo Ciofi, ex deputato PCI e Presidente dell’Associazione Futura Umanità, per la storia del PCI.

Entrambi hanno sottolineato la lungimiranza della scelta adottata da Palmiro Togliatti, figlia delle riflessioni prodotte in carcere da Gramsci contenute nei Quaderni dal carcere scritti dall’intellettuale sardo. Cioè la capacità di mantenere lo spirito rivoluzionario del Partito Comunista Italiano nel quadro delineato dalle superpotenze (Russia, U.S.A. e Gran Bretagna) a Yalta. Il mondo diviso in due blocchi con l’Italia inevitabilmente collocata all’interno del versante occidentale. Una rivoluzione socialista sarebbe stata, quindi, soffocata dalle truppe americane e britanniche, forze chiaramente anticomuniste. C’era, quindi, la necessità di passare attraverso una fase costituente dove il PCI doveva collaborare con altre forze antifascite per sconfiggere il regime mussoliniano, difendere l’Italia dall’invasione straniera dei tedeschi prima di tutto. Poi il socialismo si sarebbe potuto raggiungere in seguito, dopo aver restituito al popolo italiano una democrazia.

 

Seminario Storia del Partito Comunista Italiano (2/6) – Gli anni del centrismo

Sabato 29 novembre si è tenuto a Campoleone nella sezione Antonio Gramsci dei Comunisti Italiani il secondo appuntamento del ciclo di seminari sulla storia del Partito Comunista Italiano.

Al centro della discussione “Gli anni del centrismo”. Dopo la cosiddetta svolta di Salerno il Partito Comunista Italiano si trasforma ed evolve nella sua forma. Dopo esser stato un Partito di quadri, clandestino, impegnato nella lotta armata della Resistenza diventa Partito di massa, balzando improvvisamente da circa 20.000 iscritti ad oltre 2 milioni. Una mutazione colossale nella forma e nella sostanza.

Gli anni del secondo dopoguerra sono caratterizzati da una crescita economica notevole, l’arrivo della società industriale e dei consumi sul piano economico sociale. Sul piano politico, invece, domina la scena il centrismo democristiano. Il partito cattolico-clericale con il sostegno degli “amici americani” operano nel tentativo di arginare l’ascesa del Partito che rappresentava le classi subalterne, i lavoratori salariati, gli operai e i contadini.

Seminario Storia del Partito Comunista Italiano (3/6) – Dal centrismo al centro-sinistra

Venerdì 19 dicembre nella sezione Antonio Gramsci dei Comunisti Italiani di Campoleone si è tenuto il terzo appuntamento del ciclo dei seminari sulla storia del Partito Comunista Italiano.

In pieno Boom economico italiano, dopo il fallimento della cosiddetta “Legge truffa” (meno vergognosa di quello che è stato definito “Italicum” in via di trattativa in questi mesiu) la Democrazia Cristiana vira leggermente a sinistra.

Dopo il fallimento dei governi sostenuti dalla destra reazionaria e fascista, un presidente della Repubblica, Antonio Segni, eletto con i voti del Movimento Sociale; il governo Tambroni (fascista mascherato da democristiano) letteralmente ribaltato dalla reazione del popolo genovese nella storica manifestazione del 1960, quella dei cosiddetti “ragazzi con le maglie a righe”, cioè una massa di giovani che intervenne spontaneamente insieme ai militanti del PCI ad impedire la manifestazione del MSI in uno spirito di vigoroso antifascismo.

(Di questo episodio trovate nel file audio una preziosa testimonianza, un compagno del PdCI della Federazione dei Castelli Romani, Ugo Simonassi, presente durante la serata, ha riportato la sua testimonianza, lui che partecipò attivamente a quella giornata).

Dopo tutto questo il governo sceglie l’alleanza con il PSI, il Partito Socialista Italiano nel tentativo di placare le rivolte popolari ed isolare i Comunisti anche a sinistra.

La virata produsse alcuni provvedimenti sani di cui abbiamo goduto per anni (ora a rischio estinzione) l’innalzamento degli anni di studio pubblico e obbligatorio (fino alla terza media) e la nazionalizzazione dell’azienda erogatrice di servizio elettrico, cioè l’ENEL.

Tuttavia non riuscì comunque tale virata a contenere la crescita costante del PCI.

Seminario Storia del Partito Comunista Italiano (4/6) – Il Pci di Longo, l’XI Congresso, il movimento del ’68 (1964-1968)

Venerdì 30 gennaio nella Sezione dei Comunisti Italiani di Campoleone (Lanuvio) si è tenuta la 4° lezione del seminario sulla storia del Partito Comunista Italiano.

Oggetto della discussione un argomento che a distanza di oltre quarant’anni rimane ancora spinoso e controverso: “Il PCI di Longo, il 68, il rapporto coi movimenti giovanili: il dibattito a sinistra, il confronto con l’altra sinistra (1966-1968)”.

La relazione è stata opera – come sempre dall’inizio del seminario – di Alex Hobel, storico del movimento operaio dell’Università Federico II di Napoli, l’approfondimento, invece, è stato affidato a Franco Ottaviano, personaggio che conosce a fondo entrambe i soggetti oggetto del discorso: il Partito Comunista Italiano (è stato deputato eletto tra le fila del PCI, segretario della Federazione dei Castelli del PCI, prima di approdare al PCI ha fatto parte dei movimenti del 68).

Hobel ha introdotto, dunque, l’argomento, trattando a fondo il punto di vista del Partito nei confronti dei movimenti che si sviluppavano alla sua sinistra, “l’altra sinistra” la si è chiamata durante il dibattito, “nemici a sinistra” ha detto qualcuno provocatoriamente.

Luigi Longo, allora segretario del Partito, succeduto alla ingombrante figura di Palmiro Togliatti, è propenso ad un dialogo con la realtà della sinistra giovanile ed extraparlamentare. Altri, come ad esempio Amendola, meno. I rapporti tra i militanti di base del PCI e i militanti dei movimenti è, quanto meno, burrascoso. “Ci vedevano come il nemico da abbattere” ha detto un militante del fu PCI durante il dibattito. In una manifestazione sul Vietnam, ha riportato Ottaviani nel suo intervento un membro del PCI intervenne dicendo “Sul Vietnam si unisce la lotta” la risposta dei movimenti fu “No, sul Vietnam ci si divide”.

Ma Ottaviani ha portato anche un punto di vista diverso, quello dei movimenti, essendone stato membro. Ha riportato l’episodio in cui il dialogo e la collaborazione c’è stata, quando il Sindaco di Genzano, Cesaroni (sindaco Comunista), fece volantinaggio in piazza di domenica mattina insieme ai ragazzi dei movimenti. Ha riportato la sua testimonianza, di quando volantinando per i movimenti incontrasse la diffidenza da parte dei Comunisti che ricevevano i suoi volantini.

I riferimenti ideali del PCI in questa sede, in una sezione Comunista, alla quarta lezione del seminario sono ormai chiari. Ma a quali personaggi, quali idee, quali storie hanno animato quei giovani del 68 che iniziarono ad occupare le scuole.

L’Unione Sovietica aveva perso “appeal” nei confronti di quelle giovani generazioni. I loro punti di riferimenti erano, certamente, Lenin, Marx ma non certo Krusciov. I punti di riferimento erano diventati Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara, Mao e la Rivoluzione Culturale.

I movimenti accusano il partito di aver mancato l’occasione della Rivoluzione, di aver abbandonato gli ideali rivoluzionari originari in luogo di un “parlamentarismo borghese”. I movimenti spingono per seguire l’esempio di Cuba e Che Guevara piuttosto che il dialogo con Mosca. Il Partito riteneva allora che Cuba e l’Italia non erano paragonabili. L’Italia la guerra armata rivoluzionaria l’aveva fatta durante la Resistenza, ora era un Paese a capitalismo avanzato e le armi da usare erano ben diverse.

I fatti dell’Ungheria del ’56 e di Praga nel ’68 incidono in profondità su questa frattura. Dopo i fatti di Praga, infatti, il gruppo del Manifesto si stacca e fonda il quotidiano che tutt’ora esce in edicola.

(Su questi fatti poca luce è stata fatta. L’opinione del sottoscritto, basata su documenti ormai diventati pubblici ma dimenticati, è che la CIA fomentò le rivolte “spontanee e democratiche” come sta facendo ora in Ucraina, come ha fatto in Tibet nel 59 e compagnia bella. Credo che gli Stati Uniti siano stati decisamente più abili dell’URSS nell’utilizzare metodi “non convenzionali”, “Psyop”, in sostanza quello che nelle Relazioni Internazionali viene chiamato il “soft-power”, l’egemonia culturale e che l’URSS non essendo in grado di opporre una pari armata “mediatica” abbia schierato i carri armati. Il sottoscritto dal punto di vista dei principi si schiera con l’Unione Sovietica, su quello dei metodi no).

L’impegno politico diventa anche fenomeno di costume, ci ha ricordato Ottaviani. Come Castro i giovani movimentisti indossano giubbotti verde militare e si fanno crescere la barba come i “Barbudos” cubani che la barba, in realtà, non la tagliavano per non sprecar tempo durante la dura e feroce guerriglia. Arrivano i “capelloni” che si fanno crescere i capelli per anticonformismo, che vengono cacciati da Piazza di Spagna dai fascisti per il loro aspetto “provocatorio”.

Sbocciano le librerie Feltrinelli che pubblicano i libri sulla guerriglia a prezzi accessibili anche alle tasche dei giovani studenti.

Insomma i punti di riferimento ideali tra movimentisti e partito sono “simili ma diversi”.

Dunque questa problematicità di allora è sembrata la sera di venerdì 30 gennaio ancora irrisolta, basti ascoltare gli interventi dei Compagni che in quegli anni hanno militato nel PCI, la totalità dei quali ha evidenziato gli scontri di allora alla base.

Il tentativo di instaurare un dialogo tra movimenti e partito proposto da Longo è sembrato, dunque, non aver germogliato frutti.

Non è facile trarre un bilancio su eventuali colpe o errori. Ognuno scaricando il file della discussione può ascoltare la discussione rielaborare i propri pensieri, ricordi, letture e riflettere sul passato e le influenze sul presente.

Un dato ritengo, personalmente, paradossale. Alcuni di quelli che accusavano il Partito di aver ceduto al “Parlamentarismo borghese” (Giuliano Ferrara, Paolo Liguori, Adriano Sofri) sono diventati, in ordine: direttore di un quotidiano fascista, opinionista di calcio della mediaset berlusconiana ed editorialista di Repubblica “renziana”.

Forse è riduttivo ma tant’è.

15 marzo 1900/2015: 115 anni fa nasceva Luigi Longo

Perché siamo comunisti

da “L’Avanguardia”, 27 novembre 1921

Longo, Teresa e Gigi-1924

Luigi Longo, Teresa Noce e il piccolo Luigi Libero nel 1924

È nostro intento dire semplicemente perché siamo comunisti, cioè per quale bisogno intimo noi partecipiamo attivamente all’attività rivoluzionaria, affrontando tranquillamente i pesi ed i sacrifici che ne derivano, e perché i danni che ci colpiscono […] non attentano affatto la nostra volontà di lotta, ma, per l’opposto, la rafforzano sempre più. […] Siamo comunisti, perché dell’ideale comunista […] ci siamo fatta la ragione di tutta la nostra vita [e] dell’idea comunista siamo talmente compresi […] che, ora, non potremmo più abbandonare senza annientare […] tutta l’energia e l’entusiasmo che ci fa operare. […] Siamo comunisti, perché solo nel comunismo troviamo la possibilità d’una vita quale noi la vogliamo: nella teoria comunista trovano soddisfazione i nostri bisogni spirituali e campo d’azione il nostro pensiero; nella pratica del milite comunista, troviamo il modo di applicare, con godimento, il nostro spirito attivo e la nostra volontà, il nostro bisogno di lotta. Per noi, per i comunisti, essere tale è un bisogno dello spirito: bisogno prepotente al quale non possiamo non soddisfare, come non si può soddisfare i bisogni elementari della vita. […] Chi veramente comunista si sente come menomato, mutilato nel proprio essere quando avversità o necessità lo allontanano, anche per breve tempo dal nostro movimento. Non si può lasciare di lavorare per il nostro ideale, senza sentire in fondo all’animo un malessere; come non si abbandona una persona, una cosa amata, senza sentirne il dolore. […] Le asperità della lotta ci formano una volontà più salda e più tenace, ci trasformano, da individui passivi, in elementi attivi e fattivi del movimento rivoluzionario. […] per i comunisti, la lotta è anche un bisogno del loro temperamento, oltre ad essere un mezzo necessario per il conseguimento dei proprii obiettivi.