La recensione dello storico Roberto Finzi in “L’Unità”, 24 marzo 2014

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Longo, la sua vita tra i partigiani

Un’intervista rilasciata in occasione della bella iniziativa svoltasi alla Casa del popolo il 10 marzo e pubblicata sul giornale di Verbania”Eco Risveglio” (12 marzo 2014). Grazie ancora a Elio Tedesco e a tutte le compagne e i compagni del PdCI di Verbania.

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per leggere l’intervista clicca qui…

“Due comunisti coraggiosi, non innocenti”

Una recensione di Antonio Carioti ai libri Luigi Longo, Una vita partigiana e Francesco Moranino, il comandante «Gemisto». Un processo alla Resistenza, sul corriere della sera on-line:

http://lettura.corriere.it/due-comunisti-coraggiosi-non-innocenti/

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Giovedì 20 marzo, presso la libreria Volpetti, via Fonte Buono 107 (Montagnola), alle ore 18, iniziativa promossa dalla sezione Anpi Ardeatino sul tema “Le origini del fascismo”

per guardare la locandina clicca qui…

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IL COMANDANTE GALLO (1900-1980)

Un articolo di Carlo Albertosi (presidente ANPI Montignoso) sul percorso di vita di Luigi Longo, nell’anniversario della sua nascita (15 marzo 1900).
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Il Comandante Gallo (1900-1980) non si lasciò vincere dalla paura perché come recita una canzone che cantavano le brigate internazionaliste nella guerra civile spagnola:
IL GALLO NERO E’ FORTE, MA QUELLO ROSSO E’ CORAGGIOSO.
Un grande italiano (il Comandante Gallo) che merita una maggiore attenzione per il suo grande apporto alla Lotta di Liberazione, alla rinascita della democrazia e alla riconquista di una dignità che il Paese aveva perduto con la politica di aggressione condotta dal fascismo.
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Buon compleanno, comandante Gallo!

15 marzo 2014: presentazione del libro “Luigi Longo, una vita partigiana (1900-1945)” al circolo Prc “Luigi Longo” di Cinecittà. Poco prima era stata inaugurata la biblioteca popolare Franco Iachini, del circuito biblioteche popolari “Ciro Principessa”, una splendida iniziativa unitaria dei comunisti romani. A conclusione della serata taglio della torta per ricordare la nascita del compagno Luigi Longo, “Gallo”.

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Napoli, 25 ottobre 2017: “La Rivoluzione russa del 1917”

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Napoli, 24 ottobre 2017: “Palmiro Togliatti, il comunismo del ‘900, la democrazia italiana”

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Roma, 14 marzo 2017: “Tra Palermo e Roma. Pio La Torre dirigente del PCI” 

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Roma, 1° febbraio: “Palmiro Togliatti e il comunismo del Novecento”

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Il fenomeno comunista nel ‘900. “Il Pci nell’Italia repubblicana” – Palermo, 13 dicembre 2016

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Teresa Noce, “Rivoluzionaria professionale” (Firenze Rifredi, 10 ottobre)

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Potenza, 6 ottobre 2016

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 Salerno, 6 ottobre 2016

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A 52 anni dalla scomparsa di Togliatti: due volumi in uscita

Il 21 agosto 1964 moriva a Jalta Palmiro Togliatti. Pochi giorni dopo, a Roma, i suoi funerali vedranno la presenza di una folla immensa, di quelle masse popolari che il Pci, grazie in particolare alla sua opera, aveva saputo conquistare, organizzare, emancipare. Su questo grande dirigente – intellettuale e politico – numerose sono state le iniziative che hanno preso le mosse dal 70° della scomparsa, nel 2014, proseguendo anche nell’anno successivo. Molto bella fu la mostra della Fondazione Istituto Gramsci presso la Camera dei deputati su “Palmiro Togliatti. Un padre della Costituzione”. Del convegno su Togliatti costituente promosso da Futura Umanità. Associazione per la storia e la memoria del Pci molti materiali sono on-line: http://www.futuraumanita.it/togliatti-e-la-costituzione-i-materiali-del-convegno-dell8-novembre-2013/. In rete si trovano infine anche i video del convegno promosso dalla Scuola di formazione politica Gramsci-Tgliatti, svoltosi a Campoleone nel maggio scorso: http://www.comunisti-italiani.it/2016/06/16/la-via-italiana-al-socialismo-passato-e-futuro-gli-atti-del-convegno/

Di altre due iniziative, il convegno di Roma promosso dall’associazione Il Migliore e dalla Casa delle Culture su “Togliatti e la democrazia italiana”, e quello di Catania su “Palmiro Togliatti e il comunismo del Novecento”, saranno a breve pubblicati gli atti, rispettivamente a cura di Alexander Höbel per gli Editori Riuniti, e di Alexander Höbel e Salvatore Tinè per la Carocci. L’auspicio è che questi materiali forniscano ulteriori strumenti per la conoscenza di un personaggio così rilevante nella storia del Novecento e per la discussione sulla sua opera e la sua eredità.

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L’“intellettuale collettivo”. Da Gramsci al mondo attuale *

di Alexander Höbel

1. La riflessione di Gramsci negli scritti politici

Quello dell’intellettuale collettivo è un tema classico dell’elaborazione gramsciana, e in parte si collega a quella estrema attenzione al terreno della formazione e dell’approfondimento, al lavoro culturale organizzato, tipica della sua impostazione. Per Gramsci, cioè, come già era stato per Gobetti, “la cultura è organizzazione”, e agendo sulla formazione della coscienza di singoli e masse ha ricadute decisive sul piano politico1.

Già nel dicembre 1917, dinanzi alla proposta di una “Associazione di cultura” emersa nella sezione torinese del Partito socialista, Gramsci osservava: “Una delle più gravi lacune dell’attività nostra è questa: noi aspettiamo l’attualità per discutere dei problemi e per fissare le direttive della nostra azione”, il che fa sì che non tutti si impadroniscano “dei termini esatti delle questioni”, cosa che provoca “sbandamenti”, disorientamento, “beghe interne”. Non esiste cioè “quella preparazione di lunga mano che dà la prontezza di deliberare in qualsiasi momento”, perché chiari sono i presupposti teorici della decisione politica. “L’associazione di cultura dovrebbe [quindi] curare questa preparazione […]. Disinteressatamente, cioè senza aspettare lo stimolo dell’attualità, in essa dovrebbe discutersi tutto ciò che interessa o potrà interessare un giorno il movimento proletario”2.

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** Relazione al convegno “L’intellettuale collettivo”, promosso dal Centro Gramsci di educazione (Roma, Camera dei deputati, 29 settembre 2015).

1 A. Burgio, Il problema dell’arretratezza delle masse e la teoria del partito negli scritti precarcerari, in Gramsci e l’Italia, a cura di R. Giacomini, D. Losurdo, M. Martelli, La Città del Sole 1994, pp. 351-379, p. 357.

2 [A. Gramsci], Per un’associazione di cultura, “Avanti!”, ed. piemontese, 18 dicembre 1917, in A. Gramsci, Scritti politici, a cura di P. Spriano, Editori Riuniti 1978, vol. I, pp. 140-143.

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Recensione di Leonardo D’Alessandro

da “Italia contemporanea”, agosto 2015, n. 278

L’autore non è nuovo agli studi sulla biografia di Longo, avendo pubblicato nel 2010 un ponderoso volume sulla sua segreteria dal 1964 al 1969 (Il Pci di Luigi Longo , Napoli, Esi).

Con questo libro egli riprende a trattare la biografia del dirigente comunista dal principio: dalla Torino d’inizio secolo, quando Longo si avvicina al socialismo, sino alla liberazione, ripercorrendo il periodo trascorso nell’organizzazione giovanile del neonato partito comunista, quando egli è costretto a fare i conti con la violenta irruzione del fascismo; quello della clandestinità — con il conseguente riparo nei paesi di emigrazione (un destino comune, peraltro, a tanti altri oppositori del regime) e in primo luogo in Svizzera, in Francia e in Urss — durante il quale viene progressivamente a ricoprire un ruolo centrale nel partito e ai vertici dell’Internazionale comunista; la decisiva esperienza della guerra civile spagnola e il successivo approdo, dopo la prigionia nel campo di internamento francese di Vernet e il confino a Ventotene, alla Resistenza in Italia, che consolida e afferma definitivamente la sua fama di organizzatore e dirigente politico di primo piano.

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Recensione di Massimo Papini

«Storia e problemi contemporanei», n. 67, settembre-dicembre 2014

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Recensione di Gregorio Sorgonà

Da “Mondo contemporaneo”, 2014, n. 2

E-book FrancoAngeli

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Luigi Longo e il Pci nella Resistenza: un ruolo di avanguardia effettivo e concreto

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È facile prevedere che, nel 70° anniversario della Liberazione, non molti sottolineeranno il ruolo dei comunisti e ricorderanno il contributo di una personalità come Luigi Longo, che pure ebbe una funzione determinante nella Resistenza italiana. In quei 20 mesi di lotta, infatti, Longo si trovò contemporaneamente al vertice della Direzione Nord del Pci, delle Brigate Garibaldi – in questi due ruoli affiancato da Pietro Secchia – e del Corpo volontari della libertà, accanto a Ferruccio Parri e al generale Cadorna; una posizione strategica, che facilitò l’interscambio continuo che vi fu fra queste tre realtà: il Partito, le Brigate partigiane che esso promuoveva concependole aperte anche a non comunisti, e il Cvl – e il suo Comando generale – come organismo unitario di coordinamento della lotta partigiana.

A Longo peraltro si deve quello che può essere considerato il “documento fondativo” della Resistenza italiana, quel Promemoria sulla necessità urgente di organizzare la difesa nazionale contro l’occupazione e la minaccia di colpi di mano da parte dei tedeschi che, redatto nella notte del 30 agosto 1943 – prima ancora, quindi, che l’armistizio con gli Alleati fosse concluso, anche se la notizia in tal senso era stata confermata da Giaime Pintor – prevedeva la rottura dell’alleanza con la Germania, l’armistizio, la preparazione della difesa del Paese, la collaborazione a tal fine fra esercito, popolo e Fronte Nazionale, l’“armamento di unità popolari”; e infine la necessità di “liquidare tutte le sopravvivenze fasciste nell’apparato dello Stato”, e di “portare ai posti di maggiore responsabilità uomini di sicura fede democratica”.

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La direttiva n. 16 del 10 aprile 1945, su Radio tre (Wikiradio)

Nell’ambito di una serie di puntate che Wikiradio (la trasmissione curata dalla bravissima Loredana Rotundo, che va in onda su radio 3 dal lunedì al venerdì alle 14) sta dedicando al 70° anniversario della Liberazione, il 10 aprile è stata trasmessa una puntata con Alexander Hobel, dedicata alla Direttiva n. 16 della Direzione Nord del Pci, redatta da Luigi Longo, con la quale il 10 aprile 1945 si davano a tutti i militanti e i partigiani comunisti le ultime indicazioni in vista dell’insurrezione nazionale. Nei prossimi giorni altre puntate saranno dedicate agli scioperi pre-insurrezionali, al ruolo dei Gruppi di Difesa della Donna, alle liberazioni delle principali città del Centro-Nord. Cliccando sull’immagine pubblicata qui sotto è possibile ascoltare la registrazione audio della puntata.

wikiradio

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Momenti della presentazione del libro “Luigi Longo, una vita partigiana (1900-1945)” – Roma, 18 marzo 2015

https://vimeo.com/123362661

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15 marzo 1900/2015: un articolo giovanile di Luigi Longo a 115 anni dalla nascita

Perché siamo comunisti

da “L’Avanguardia”, 27 novembre 1921

Longo, Teresa e Gigi-1924

Luigi Longo, Teresa Noce e il piccolo Luigi Libero nel 1924

È nostro intento dire semplicemente perché siamo comunisti, cioè per quale bisogno intimo noi partecipiamo attivamente all’attività rivoluzionaria, affrontando tranquillamente i pesi ed i sacrifici che ne derivano, e perché i danni che ci colpiscono […] non attentano affatto la nostra volontà di lotta, ma, per l’opposto, la rafforzano sempre più. […] Siamo comunisti, perché dell’ideale comunista […] ci siamo fatta la ragione di tutta la nostra vita [e] dell’idea comunista siamo talmente compresi […] che, ora, non potremmo più abbandonare senza annientare […] tutta l’energia e l’entusiasmo che ci fa operare. […] Siamo comunisti, perché solo nel comunismo troviamo la possibilità d’una vita quale noi la vogliamo: nella teoria comunista trovano soddisfazione i nostri bisogni spirituali e campo d’azione il nostro pensiero; nella pratica del milite comunista, troviamo il modo di applicare, con godimento, il nostro spirito attivo e la nostra volontà, il nostro bisogno di lotta. Per noi, per i comunisti, essere tale è un bisogno dello spirito: bisogno prepotente al quale non possiamo non soddisfare, come non si può soddisfare i bisogni elementari della vita. […] Chi veramente comunista si sente come menomato, mutilato nel proprio essere quando avversità o necessità lo allontanano, anche per breve tempo dal nostro movimento. Non si può lasciare di lavorare per il nostro ideale, senza sentire in fondo all’animo un malessere; come non si abbandona una persona, una cosa amata, senza sentirne il dolore. […] Le asperità della lotta ci formano una volontà più salda e più tenace, ci trasformano, da individui passivi, in elementi attivi e fattivi del movimento rivoluzionario. […] per i comunisti, la lotta è anche un bisogno del loro temperamento, oltre ad essere un mezzo necessario per il conseguimento dei proprii obiettivi.

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